C’è una cosa che molti genitori sentono, ma che raramente viene detta con chiarezza:
i bambini non si calmano dove gli adulti sono tesi, in allarme, anzi…
Non perché i genitori sbaglino. Non perché non sappiano educare. Ma perché il corpo del bambino è progettato per sentire prima di capire.
Il bambino non ascolta le parole, ascolta il “campo”
Un bambino piccolo non ha ancora una regolazione autonoma del sistema nervoso. La sua calma, la sua agitazione, il suo sonno, la sua capacità di fermarsi non nascono da dentro, ma si appoggiano a chi lo accudisce.
Il bambino:
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legge il tono muscolare
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sente il respiro
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percepisce la tensione
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reagisce agli stati interni non detti, ha paura e più ha paura e più si agita.
Non è ipersensibilità. È biologia.
Quando chiediamo calma da uno stato di allarme
Molti adulti chiedono e a volte pretendono dai bambini di calmarsi mentre dentro sono in uno stato di:
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fretta
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controllo
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paura di sbagliare
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stanchezza cronica
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iper-responsabilità
Il messaggio che passa non è quello verbale. È un altro:
“Non è sicuro rilassarsi.”
Il corpo del bambino risponde con quello che sa fare meglio: attivarsi, perchè è quello che sente, non quello che gli si dice. Fa da specchio!
L’agitazione non è un problema di comportamento
Quando un bambino è agitato, oppositivo, iperattivo o fatica a dormire, spesso non sta “facendo qualcosa”.
Sta segnalando per tutti! E’ in sofferenza, si sente minacciato e non sa perchè, vorrebbe solo sentirsi al sicuro.
Sta tentando, a modo suo, di dare un senso a un ambiente che il suo sistema nervoso percepisce come instabile.
E questo vale anche per i bambini “bravi”, quelli troppo adattati, troppo silenziosi, troppo maturi, che si addossano colpe inesistenti. Anche lì spesso c’è un allarme. Solo più trattenuto.
La calma non si insegna, si trasmette
Questo è un punto delicato, ma fondamentale:
la calma non è un’abilità cognitiva.
È uno stato fisiologico. E come tale, passa per:
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il respiro
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il tono vagale
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la presenza nel corpo
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la possibilità di fermarsi senza colpa
Un bambino non impara a calmarsi perché glielo spieghiamo. Lo impara perché qualcuno vicino a lui può permettersi di esserlo.
Non serve essere genitori perfetti
Questa non è una richiesta di perfezione. È un invito alla verità, alla semplicità, ma anche a fare scelte su cosa sia veramente importante.
I bambini non hanno bisogno di adulti sempre calmi. Hanno bisogno di adulti coerenti.
Che sappiano dire:
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“Sono stanco”
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“Ora ho bisogno di fermarmi”
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“Questo è troppo anche per me”
Perché un adulto che riconosce il proprio stato interno diventa coerente, questo il bambino lo sente..
Il primo contenitore è il corpo dell’adulto
Prima delle regole. Prima delle spiegazioni. Prima delle tecniche educative.
C’è il corpo. Un corpo che:
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respira
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si siede
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rallenta
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non forza
Quando il corpo dell’adulto si regola, quello del bambino risponde. Non subito. Non sempre in modo lineare. Ma in modo reale, ovviamente è l’adulto che si deve regolare ai bisogni del piccolo e non il contrario. Se l’adulto sente che tutto è troppo è importante trovare un aiuto concreto, lasciar perdere certe cose, rilassarsi insieme, dare un priorità al bambino e comprendere che lui è il piccolo e non il contrario.
I bambini non chiedono adulti che sanno tutto. Chiedono adulti presenti, responsabili, protettivi.
Corpi in cui potersi appoggiare, sentirsi a casa, al sicuro. Sistemi nervosi che non li spingano a restare sempre in allerta.
La calma, va stimolata, anche se sembra un paradosso. Fare qualcosa che spacchi la tensione, ricordarsi che tutto passa, che i piccoli hanno estremamente bisogno di chi è grande . Non sei inadeguata, ma forse stai pretendendo troppo, non vogliono genitori impeccabili, non esistono, ma genitori amorevoli, giocosi.
Certo se non hai avuto l’esempio, ricorda cosa cercavi da piccola, permettiti di farlo ora!
Quindi abbraccia il tuo piccolo o piccola fermati, respira profondamente e ricorda che tu sei il faro che fa brillare la luce , tutto il resto può aspettare.
Questo è un primo passo.
Nei prossimi articoli continueremo a guardare il bambino non come un problema, ma come una voce del sistema che chiede ascolto.
Con amore,
Anna
